Uso inefficiente e degradazione del suolo

Il problema della desertificazione

Le attività di allevamento sono una delle cause principali del deterioramento del suolo su scala globale.
Ad oggi infatti, si stima che 1/3 delle terre non ricoperte dal ghiaccio siano occupate da allevamenti e da coltivazioni destinate a produrre cibo per gli animali.

Il modo in cui il suolo viene utilizzato oggi è del tutto inefficiente. Invece di occupare le terre con il bestiame o con ettari ed ettari di coltivazioni che produrranno il cibo per i suddetti animali, si potrebbe utilizzare il terreno per produrre cibo vegetale che verrebbe consumato direttamente dagli esseri umani.

Per capire meglio, compariamo ciò che viene consumato giornalmente dal totale della popolazione umana con ciò che consuma il totale della “popolazione” delle mucche.
L’intera popolazione umana beve ogni giorno circa 5.2 miliardi di galloni di acqua e mangia 21 miliardi di libbre di cibo.
L’intera popolazione di mucche beve ogni giorno circa 45 miliardi di galloni d’acqua e mangia 135 miliardi libbre di cibo.
È evidente che il suolo (e le altre risorse) utilizzato per produrre il cibo destinato al bestiame potrebbe essere destinato alla coltivazione di cibo per gli umani in modo nettamente più efficiente e sostenibile.

Il problema non si limita però all’uso inefficiente del suolo in quanto risorsa, ma riguarda anche il deterioramento del terreno stesso: ad oggi 1/3 del suolo del pianeta è desertificato, e l’allevamento ne è la principale causa.

La desertificazione è definita come un processo climatico-ambientale, spesso causato e/o accelerato dall’uomo e dalle sue attività, che porta alla degradazione dei suoli, alla scomparsa della biosfera (ovvero piante e animali) e alla trasformazione dell’ambiente naturale in deserto.

L’allevamento partecipa alla desertificazione principalmente tramite l’eccessivo sfruttamento agricolo e l’accumulo di liquami e sostanze chimiche che compromettono gli equilibri del terreno, ma anche con attività quali il pascolo. La maggior parte dei terreni infatti non può sostenere i numeri “da allevamento” di animali al pascolo, che contribuiscono all’inaridimento della terra, allo sovra-sfruttamento delle risorse e alla scomparsa di specie selvatiche che non hanno più cibo e che spesso vengono decimate dagli allevatori affinché non competano per il pascolo con il bestiame.

Ecco perché mettersi la coscienza apposto consumando solamente “carne di mucche felici allevate al pascolo” è una stupidaggine: da un punto di vista ambientale, le mucche al pascolo sono tremendamente inefficienti e deleterie (e non sono felici).

Inoltre, per accrescere le attività di allevamento e le connesse attività agricole, assistiamo a fenomeni come la deforestazione, che causa la perdita di habitat e di biodiversità condannando a morte interi ecosistemi.
A causa di tutto ciò, migliaia e migliaia di specie si estinguono ogni anno, contribuendo all’estinzione di massa a cui assistiamo oggi: la più grande in 65 milioni di anni.

Consumare prodotti di origine animale non fa che incentivare queste dinamiche distruttive garantendo un aumento smodato della desertificazione ed la distruzione di interi ecosistemi.