Diciamo addio agli squali

…interessano solo le loro pinne

Gli squali uccidono circa 10 persone all’anno. Gli esseri umani uccidono tra gli 11.000 e i 30.000 squali all’ora (fonte: seaspiracy).
Chi dovrebbe avere paura di chi?

Gli squali stanno sparendo.
Sono tra gli animali più antichi sul pianeta: si stima che popolino mari e oceani da circa 250 milioni di anni.
Eppure l’egoismo degli uomini è riuscito a condannare anche questa specie, che nel suo habitat rappresenta il vertice della catena alimentare

Gli squali vengono pescati soprattutto per:

  • le loro pinne: per la preparazione della famosa zuppa di pinne di squalo, un piatto particolarmente celebre in Cina ed in Vietnam (ma non solo), dove è considerato simbolo di prestigio e ricchezza e dove si pensa abbia addirittura dei benefici sulla salute e sulla prestanza sessuale;
  • l’olio di fegato: utilizzato nel trattamento alcuni tipi di pelle animale (cuoio), nei detergenti e come ingrediente nei profumi di alto livello;
  • la sua carne: consumata in diversi ricette in tutto il mondo compresi Stati Uniti, Sud America e Australia

Ma nella stragrande maggioranza dei casi, la parte redditizia dello squalo è considerata solamente la pinna: come fare per ottimizzare i costi?
La risposta arriva dallo shark finning ovvero lo “spinnamento“, una pratica indecente e inumana.
Durante la pesca, gli squali vengono trainati sul ponte dei pescherecci, dove gli vengono recise le pinne a vivo. Vengono poi ributtati in mare, ancora vivi ma senza pinne.
Le pinne sono fondamentali per i movimenti dello squalo: privati di queste, gli squali sprofondano sul fondale senza la possibilità di muoversi e agonizzano lentamente morendo per soffocamento o attaccati da altri animali.

Tramite queste pratiche brutali stiamo facendo sparire gli squali, che per loro biologia non producono molti eredi e hanno una crescita lenta, e che quindi, come specie, non possono assolutamente sopportare questi ritmi di pesca. E come se non bastasse, stiamo anche mettendo a repentaglio l’intero ecosistema.

Ma nella stragrande maggioranza dei casi, la parte redditizia dello squalo è considerata solamente la pinna: come fare per ottimizzare i costi?
La risposta arriva dallo shark finning ovvero lo “spinnamento“, una pratica indecente e inumana.
Durante la pesca, gli squali vengono trainati sul ponte dei pescherecci, dove gli vengono recise le pinne a vivo. Vengono poi ributtati in mare, ancora vivi ma senza pinne.
Le pinne sono fondamentali per i movimenti dello squalo: privati di queste, gli squali sprofondano sul fondale senza la possibilità di muoversi e agonizzano lentamente morendo per soffocamento o attaccati da altri animali.

Tramite queste pratiche brutali stiamo facendo sparire gli squali, che per loro biologia non producono molti eredi e hanno una crescita lenta, e che quindi, come specie, non possono assolutamente sopportare questi ritmi di pesca. E come se non bastasse, stiamo anche mettendo a repentaglio l’intero ecosistema.
Come detto sopra, lo squalo rappresenta il vertice della catena alimentare nel suo habitat, e la riduzione smodata di questa specie, provoca degli disequilibri lungo tutta la catena alimentare con effetti gravissimi.

Sea Shepherd è un’organizzazione non-profit che si batte per la conservazione marina e quindi anche per la salvaguardia degli squali. Sul loro sito potrai trovare numerose informazioni e firmare delle petizioni per fermare queste pratiche crudeli.
Fai la tua parte.