24 Aprile, Giornata Mondiale degli animali da Laboratorio

Il 24 Aprile si osserva la giornata mondiale per gli animali da laboratorio.
La categoria degli animali da laboratorio è spesso non centrale anche nel lavoro di molte organizzazioni per i diritti degli animali, soprattutto perché fonte di controversie. 

Infatti, nonostante più o meno tutti siamo d’accordo sul fatto che testare sugli animali per la cosmetica sia pura barbarie, non tutti condividono la denuncia ai test svolti sugli animali per fini medici (sperimentazione di cure farmacologiche, ricerca sulle malattie umane, etc…).

Noi siamo fermamente convinti che la sperimentazione animale, in tutte le sue forme, debba terminare. E crediamo che, se ci fosse più trasparenza in merito a quanto avviene all’interno dei laboratori, in molti la penserebbero come noi. 


Ecco qualche informazione sulla sperimentazione animale.

Gli animali che vengono utilizzati nella sperimentazione, non sono solo topi e cavie, ma anche cani e gatti, conigli, uccelli, pesci, rettili e scimmie. 

Ma per quali obiettivi esattamente si sperimenta sugli animali?

Ricerca Biomedica: con questo tipo di ricerca di cerca di comprendere le basi molecolari, cellulari, organiche e fisiologiche della malattia umana e i meccanismi alla base della biologia umana nello stato di salute e in quello di malattia.
Siccome gli animali non sviluppano solitamente le stesse malattie degli umani, è necessario indurgli queste malattie. Questo avviene attraverso vari metodi: chirurgicamente, per induzione chimica, attraverso il cibo, e attraverso le modificazioni genetiche.

Questo tipo di ricerca non è attendibile perché la reazione dell’animale alla malattia (i sintomi, lo sviluppo, la risposta alle cure…) è totalmente diversa da quella umana, e i dati raccolti tramite questi test, quindi, non sono attendibili per il modello umano.

Ricerca su tossicità e sicurezza: per scoprire gli effetti di sostanze chimiche su un organismo vivente. In questi test gli animali sono obbligati a mangiare o inalare sostanze chimiche, che spesso gli vengono somministrate anche tramite l’applicazione sulla pelle, gli occhi, o tramite iniezione.
Il tempo di osservazione delle reazioni che l’animale sviluppa può durare anche fino a 2 anni, e i danni che gli animali possono subire da questo tipo di esperimenti sono i più vari, dal cancro, a difetti di sviluppo, tossicità neurologica, etc
A questi animali vengono somministrate dosi della sostanza in esame incredibilmente superiori rispetto a quelle a cui sarebbe sottoposto l’uomo nell’uso della stessa.
Questo per essere 100% sicuri che, una volta proposta all’uso umano, la sostanza sia sicura. Tuttavia, i test dimostrano che non è cosi: il 60% dei risultati osservati sugli animali non si ripetono nell’uomo.

Questa panoramica non è comprensiva di tutte le tipologie di test che vengono effettuati sugli animali, ne da solo un’idea.

Ma ecco un dato sconvolgente in merito agli esperimenti animali per prodotti farmaceutici: il 95% delle medicine che si dimostrano efficaci sull’animale, si rivelano inefficaci nella cura dell’uomo. E di quel 5% che invece conferma i risultati, la metà evidenzia effetti collaterali che non si erano verificati nell’animale e viene solitamente ritirato dal mercato. 

L’industria farmaceutica è l’unica industria a considerare soddisfacente un tasso di fallimento del 95%!

L’Alzheimer, malattia studiata da più di un secolo sul modello animale, ha un tasso di insuccesso della sperimentazione clinica del 99.6%, eppure non si pensa a cambiare modello.

Ogni anno vengono usati nel mondo 200 Milioni di animali per gli esperimenti, ma le cose possono cambiare. Certo, non dall’oggi al domani, ma un periodo di transizione può iniziare subito, grazie alle nuove scoperte e tecnologie in questo campo.
Sono nuovi modelli che non solo annullano il bisogno di torturare gli animali, ma che propongono soluzioni che si rivelano efficaci nella cura dell’uomo, e che sono più economici, oltre che etici.

Ad oggi c’è la possibilità di usare cellule e tessuti umani da cadaveri e resti chirurgici. Si possono progettare tessuti umani attraverso metodi con cellule staminali e bioprinting 3D e configurare questi tessuti per ricreare le malattie. E si possono integrare tutte queste informazioni usando simulazioni al computer e modelli per capire come l’uomo (e non l’animale) assorba i farmaci, come li metabolizzi ed elimini. Si sono già ricreati tessuti umani, che sono dei modelli assolutamente attendibili ed etici su cui sperimentare.

Nonostante l’Unione Europea, gli Stati Uniti e pochi abbiano regolamentato la sperimentazione per ridurre la sofferenza animale (come per esempio vietandola per i prodotti cosmetici, seppur con diverse eccezioni come spieghiamo qui), la fine di quest’industria è ben lontana. 

Ciò che manca è soprattutto il sostegno finanziario a questi nuovi tipi di ricerca, che ci sono, e sono efficaci. Fintanto che i finanziamenti resteranno sui vecchi modelli di sperimentazione, non ci può essere una vera transizione. 

Possiamo usare la nostra voce e l’influenza che possiamo avere sugli organi legislativi per spingere una ricerca più etica, ma anche più efficace per gli esseri umani.

Fonte: AJA Academy, The State of Animals Exploited in Experiments by Charu Chandrasekera