L’uccisione del Gorilla Harambe

Qualche giorno fa si ricordava la tragica uccisione del Gorilla Harambe, vittima dei capricci dell’uomo che vede gli altri animali come fonti di intrattenimento.

Il Gorilla Harambe nacque in cattività, in uno zoo Texano, per poi essere spostato nello zoo di Cincinnati che sarà, anni dopo, il teatro del triste “incidente” che andiamo a raccontare.

Nel Maggio del 2016, un bambino di tre anni, portato dai genitori in visita allo zoo, superò il recinto dei gorilla, finendo con una caduta di circa 4 metri in un fossato all’interno della zona abitata da questi primati.
Nonostante i funzionari dello zoo fossero riusciti a far allontanare due femmine dal malcapitato, Harambe era troppo incuriosito dal bambino e lo raggiunse, prelevandolo. 
Vista la forza del gorilla, e lo stress a cui lo stesso era sottoposto, un po’ per l’eccitazione del momento e un po’ per le urla dei visitatori che assistevano alla scena, si iniziò a temere per la vita del bambino.

La decisione presa dallo zoo fu quella di fucilare Harambe, con un solo colpo letale.

Le reazioni in tutto il mondo (un video dell’accaduto fu caricato su Youtube) furono di rabbia e protesta per la decisione presa dallo zoo.

L’uccisione di Harambe dette origine a dibattiti per una “miglior sicurezza negli zoo”, al fine di evitare altri tragici incidenti di questo tipo.
Noi crediamo che non sia una questione di “miglior sicurezza”, ma che debba essere messa in discussione l’esistenza stessa di queste strutture. 

Nonostante alcuni parchi zoologici millantino degli sforzi per la conservazione degli animali, sono più unici che rari i casi di reinserimento in natura, avvenimento che per altro ha un’alta probabilità di fallimento in quanto un animale cresciuto in cattività, difficilmente riesce a sopravvivere in habitat naturale. 

Anche negli zoo più accorti, l’animale si trova pur sempre in cattività. Confinato in uno spazio allo scopo di intrattenere i visitatori o essere studiato nei suoi comportamenti. Gli studi comportamentali, tra l’altro, si sono rivelati ben meno utili di quanto si credesse, perché l’animale in cattività non si comporta come l’animale libero.

Ci sono poi alcuni zoo, quelli peggiori, che vedono l’animale come puro elemento lucrativo. In alcuni ambienti infatti, è risaputo che gli zoo vendano gli esemplari più vecchi e meno “belli” a ranch di caccia o altre strutture in cui l’animale fa decisamente una brutta fine.  

Seppur molte strutture zoologiche si impegnino per dare ai loro “ospiti” una vita dignitosa, invitiamo a non sostenere queste realtà che tengono prigionieri degli animali, nati per essere liberi. 

Ma se gli zoo chiudono, gli animali dove vanno? Esistono numerosi santuari, sparsi nel mondo, specializzati nell’ospitare diverse specie animali, che esistono apposta per dare rifugio agli esemplari che non possono essere reinseriti in natura. Degli ambienti in cui gli animali hanno un enorme spazio a disposizione, in cui vengono lasciati liberi senza dover sentire gli schiamazzi dei visitatori che pagano per vedere un animale in gabbia.