Pelliccia finta: si o no?

Dal messaggio veicolato ai materiali, quello delle fake fur è un argomento controverso, anche tra i vegani

Essere vegan, si sa, non significa solo non mangiare prodotti di origine animale, ma anche prendere posizione nei confronti di tutte quelle industrie che sfruttano e uccidono gli animali: moda, intrattenimento, sperimentazione…

Per quanto riguarda la moda, le alternative “cruelty free” sono in forte crescita. Moltissime tra le case di moda più importanti hanno detto no a materiali come pelliccia, piume e pelli di animali esotici per dare spazio ad alternative vegane.

Ci aspetteremmo che il mondo vegan gioisca di fronte a questi nuovi prodotti, che consentono anche a chi non vuole torturare gli animali per la propria vanità, di avere accesso a determinati capi.
Ma non è proprio cosi. Oltre ad un ovvio e assolutamente condivisibile problema posto dai materiali utilizzati per questi prodotti, spesso non sostenibili, c’è anche un posizione più ideologica.
In molti infatti, restano comunque contrari all’utilizzo, per esempio, della pelliccia finta, perché darebbe comunque spazio ad un’estetica che tradizionalmente è legata allo sfruttamento animale
Inoltre, non è sempre evidente quando capo è vegano, le alternative ad oggi infatti sono sempre più “veritiere”, e si rischia quindi di comunicare a favore di un settore che promuove l’utilizzo degli animali. In sostanza, si rischia di normalizzare l’uso della pelliccia, sia quella vera che quella finta.
A questo proposito segnaliamo come sia possibile acquistare spille e spillette che riportano la dicitura “this is fake fur” o simile, da apporre al proprio capo per sottolineare come lo stesso non sia di origine animale.

Comunque, la questione è ovviamente aperta, e ognuno ha la sua opinione a riguardo.

Il nostro pensiero è che le alternative vegane facciano bene al mercato della moda. 
Non solo per l’ampia possibilità di scelta data a chi non vuole utilizzare prodotti animali, ma anche per la comunicazione che viene effettuata a riguardo. Quando un brand di grande influenza (vedi Versace, Gucci, Maison Margiela…) annuncia la sua nuova politica “fur free” contribuisce a dare un messaggio importante a favore delle alternative vegan, anche a consumatori che prima, probabilmente, non consideravano questo aspetto.
Il messaggio che si veicola è quello di una moda sempre più improntata su nuovi valori oltre a creatività e tendenza, valori che tengono conto anche della sofferenza animale.

Unico neo per quanto riguarda le pellicce finte, come già menzionato: i materiali
Spesso infatti queste alternative cruelty-free sono create utilizzando materiali “derivati dalla plastica” e che quindi non si possono considerare sostenibili. 
Non si può infatti sottostimare l’impatto che questi capi avranno quando verranno smaltiti, ahimè, come rifiuti (ricorda: buttare via un capo d’abbigliamento è sempre l’ultima delle alternative!).
Per fortuna sono sempre più comuni le pellicce finte che utilizzano sì plastica, ma solo riciclando altri materiali, oppure, ancora meglio, chi sceglie di utilizzare fibre come il cotone o altre fibre 100% vegetali e biodegradabili.

Rendere “fashionable” un approccio cruelty free da un impulso importante per una moda più consapevole, e quindi salva vite animali.

Speriamo di vedere sempre più marchi abbandonare i materiali di origine animale, ma non solo la pelliccia: lana, cuoio, seta ed altri sono egualmente prodotti dello sfruttamento di migliaia di animali.