YSL dice basta alla pelliccia

Grazie alla pressione degli attivisti, anche questo importante marchio di moda ha detto basta alla pelliccia!

L’attivismo fa la differenza!
Lo dimostra l’importante risultato ottenuto nel campo della moda, con un altro brand che dice basta alla pelliccia.


Dopo 3 mesi di pressioni e manifestazioni davanti ai loro negozi, YSL ha deciso di eliminare la pelliccia dalle sue collezioni.

Ma non è tutto! Il gruppo Kering, di cui Saint Laurent fa parte, ha annunciato che nessuno dei suoi brand farà più uso di pelliccia.


Un’altro passo verso una moda più compassionevole che guarda agli animali per quello che sono: esseri senzienti che, come noi, vogliono essere lasciati liberi di vivere la propria vita.

Chi sarà il prossimo? Si vocifera gia che il prossimo brand a essere preso di mira dalle principali associazioni sia Moncler…e non vediamo l’ora!

Se hai la possibilità, partecipa ad azioni di attivismo a favore dei diritti degli animali. Probabilmente ci sono dei gruppi attivi nella tua zona, ad oggi praticamente ogni città ha il suo gruppo di attivisti.
L’attivismo cambia il mondo!


Canada goose: stop alla nuova pelliccia

Il colosso dei parka si impegna a non acquistare più nuova pelliccia entro il 2022

Canada Goose, il colosso canadese dei parka. Tristemente celebre per l’utilizzo di vera pelliccia di coyote, proveniente principalmente dai cosiddetti “trapper”, ovvero cacciatori che catturano gli animali tramite trappole di vario genere.

L’utilizzo delle trappole in Canada non solo è consentito, ma è anche scarsamente regolato e controllato, lasciando di fatto ai cacciatori piena autonomia sulla gestione dei loro metodi. Per esempio, secondo la legge, dopo il posizionamento di una trappola, i cacciatori devono andare a controllare dopo qualche ora. Mancando qualsiasi tipo di controllo però, capita spesso che i cacciatori vadano a controllare anche dopo giorni, lasciando il povero animale in agonia per più di 48 ore.

Canada Goose non smetterà di utilizzare la pelliccia, ma utilizzerà solo pelliccia riciclata, e quindi già immessa nel mercato. Può sembrare una vittoria parziale, ma è pur sempre una vittoria, grazie a questo provvedimento infatti molti coyote verranno risparmiati.

Il nostro caloroso GRAZIE a tutti gli attivisti che da anni lavorano duramente per ottenere questo obiettivo! Canada Goose è sempre stato un osso duro rispetto a tanti altri brand che hanno abbandonato la pelliccia senza grosse resistenze.

Ma l’impegno non deve finire qui: Canada Goose utilizza ancora vera piuma d’oca all’interno dei suoi capi, un prodotto di pratiche crudeli e violente. Il prossimo step sarà quello di portare Canada Goose ad abbandonare la piuma, e siamo sicuri che ci riusciremo.


Ricomincia il festival di Yulin

Il festival della carne di cane (e gatto) a Yulin, in Cina, è ricominciato

Il 21 Giugno 2021 è ricominciato a Yulin, in Cina, il festival della carne di cane.
Questo terribile avvenimento annuale celebra la tradizione, diffusa non solo in Cina ma in molti paesi asiatici, di mangiare la carne di cane e di gatto.

Durante 10 giorni cani e gatti saranno torturati e uccisi, spesso venendo bolliti vivi, per essere trasformati in cibo per i partecipanti.
Non bastasse l’orrore che questo festival incarna, sono sempre di più le testimonianze secondo le quali i cani ed i gatti uccisi al Festival Yulin vengono raccolti tra i randagi e addirittura rubati alle famiglie. È possibile vedere, infatti, cani e gatti che vengono macellati con ancora il loro collare addosso.
Le quantità richieste per il festival infatti sono superiori ai numero di animali che è possibile allevare, e per questo si cercano “fonti alternative”.

Questa ricorrenza ci indigna e ci sconvolge ogni anno, un po’ per le immagini cruente che vengono diffuse e un po’ perché qui da noi, cani e gatti sono membri della famiglia.
Eppure migliaia di altri animali vengono uccisi nello stesso modo proprio nelle nostre città e nei nostri paesi, per lo stesso motivo.
Che differenza fa se l’animale che viene strappato alla propria famiglia, isolato, torturato e ucciso è un cane o un vitello?
Che differenza fa se le violenze avvengono durante un festival, pubblicamente, o dietro alle porte chiuse di un macello o di un allevamento?
Nessuna.

Il festival di Yulin deve essere fermato, e con esso qualsiasi violenza su qualsiasi animale.
Ricorda anche che il festival di Yulin è solo un evento, ma la carne di cane e gatto viene consumata abitualmente in Cina, Indonesia, Vietnam e altre parti dell’Asia. Questo terribile mercato va combattuto tutto l’anno.

Se vuoi aiutare, ecco cosa puoi fare:
Sostieni le associazioni direttamente attive sul campo come Human Society International o Slaughterhouse Survivors. Queste associazioni salvano e cercano di trovare una casa per gli animali.
Diffondi tutte le notizie che trovi in merito al mercato della carne di cane e di gatto, non solamente durante Yulin e non solamente con riferimento alla Cina.
Diventa vegan: aiuta a creare un mondo in cui nessun animale è visto come cibo.


UK: gli animali, esseri senzienti

Negli UK proposta una legge che, se confermata, sarà storica: agli animali verrebbe legalmente riconosciuto lo status di essere senziente

Gli animali sarebbero ufficialmente, e soprattutto legalmente, riconosciuti come esseri senzienti negli UK. Questo significa che verrebbe istituito un comitato il cui compito sarebbe quello di prendere in considerazione il fatto che anche loro provano paura, dolore, gioia, attaccamento ai loro simili, etc, ogni qual volta si prendessero provvedimenti politici o legali che riguardano gli animali.

La sola proposta di questo provvedimento è un gigante passo in avanti, infatti ad oggi godono di questo status solamente i più “comuni” animali domestici come cani e gatti.
Purtroppo in Italia (e nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo) la situazione è ancora tale per la quale tutti gli animali, al di fuori dei domestici, non vengono riconosciuti come esseri senzienti.

Questo tipo di provvedimento è la base per un cambiamento sostanziale, perché un cambiamento politico e legislativo è essenziale per vincere la battaglia per la salvaguardia dei diritti per gli animali.

Ci congratuliamo con gli UK per questo proposta, che speriamo si concretizzerà. Il Regno Unito si dimostra sempre un passo avanti agli altri in merito a queste tematiche e speriamo che possa presto essere preso d’esempio dagli altri paesi.


Annullata la corsa dei tori a pamplona

Anche quest’anno, il secondo di fila, la corsa dei tori di Pamplona è stata annullata a causa della pandemia.

La corsa dei tori di Pamplona è una tradizione tipica di questa città Spagnola, durante la quale, tra le varie tradizioni, vengono liberati dei tori nella città. Questi poveri animali, spaventati e confusi, corrono in mezzo alla gente che, cercando di scansarli, corre per le vie della città. I tori che, a loro malgrado, partecipano a questo festival, moriranno uccisi poi nelle corride, in cui arrivano già stremati e feriti.

Ciò che attrae le persone a questa barbara ricorrenza è apparentemente “l’adrenalina”.

Nessun tipo di adrenalina o eccitazione può giustificare tanta crudeltà, per questo vi chiediamo di intervenire.
Contattate l’organizzazione ufficiale al loro indirizzo email: info@pamplonafiesta.com. Esprimete il vostro dissenso per questa inumana tradizione. Di seguito un esempio di testo, in inglese, da inviare.

“As a European, I am ashamed to have this festival still on. You have a beautiful city with art and architecture to attract tourists and visitors, why would you choose to promote violence, cruelty and death? Please respect these bulls’ lives and stop this “festival” once and for all”.

Traduzione: “In quanto Europeo mi vergogno che questo festival esista ancora. Avete una bella città, piena d’arte e architettura per attrarre turisti e visitatori, come mai scegliete invece di promuovere violenza, crudeltà e morte? Per favore rispettate questi tori e annullate questo “festival” per sempre.”


24 Aprile, Giornata Mondiale degli animali da Laboratorio

Il 24 Aprile si osserva la giornata mondiale per gli animali da laboratorio.
La categoria degli animali da laboratorio è spesso non centrale anche nel lavoro di molte organizzazioni per i diritti degli animali, soprattutto perché fonte di controversie. 

Infatti, nonostante più o meno tutti siamo d’accordo sul fatto che testare sugli animali per la cosmetica sia pura barbarie, non tutti condividono la denuncia ai test svolti sugli animali per fini medici (sperimentazione di cure farmacologiche, ricerca sulle malattie umane, etc…).

Noi siamo fermamente convinti che la sperimentazione animale, in tutte le sue forme, debba terminare. E crediamo che, se ci fosse più trasparenza in merito a quanto avviene all’interno dei laboratori, in molti la penserebbero come noi. 


Ecco qualche informazione sulla sperimentazione animale.

Gli animali che vengono utilizzati nella sperimentazione, non sono solo topi e cavie, ma anche cani e gatti, conigli, uccelli, pesci, rettili e scimmie. 

Ma per quali obiettivi esattamente si sperimenta sugli animali?

Ricerca Biomedica: con questo tipo di ricerca di cerca di comprendere le basi molecolari, cellulari, organiche e fisiologiche della malattia umana e i meccanismi alla base della biologia umana nello stato di salute e in quello di malattia.
Siccome gli animali non sviluppano solitamente le stesse malattie degli umani, è necessario indurgli queste malattie. Questo avviene attraverso vari metodi: chirurgicamente, per induzione chimica, attraverso il cibo, e attraverso le modificazioni genetiche.

Questo tipo di ricerca non è attendibile perché la reazione dell’animale alla malattia (i sintomi, lo sviluppo, la risposta alle cure…) è totalmente diversa da quella umana, e i dati raccolti tramite questi test, quindi, non sono attendibili per il modello umano.

Ricerca su tossicità e sicurezza: per scoprire gli effetti di sostanze chimiche su un organismo vivente. In questi test gli animali sono obbligati a mangiare o inalare sostanze chimiche, che spesso gli vengono somministrate anche tramite l’applicazione sulla pelle, gli occhi, o tramite iniezione.
Il tempo di osservazione delle reazioni che l’animale sviluppa può durare anche fino a 2 anni, e i danni che gli animali possono subire da questo tipo di esperimenti sono i più vari, dal cancro, a difetti di sviluppo, tossicità neurologica, etc
A questi animali vengono somministrate dosi della sostanza in esame incredibilmente superiori rispetto a quelle a cui sarebbe sottoposto l’uomo nell’uso della stessa.
Questo per essere 100% sicuri che, una volta proposta all’uso umano, la sostanza sia sicura. Tuttavia, i test dimostrano che non è cosi: il 60% dei risultati osservati sugli animali non si ripetono nell’uomo.

Questa panoramica non è comprensiva di tutte le tipologie di test che vengono effettuati sugli animali, ne da solo un’idea.

Ma ecco un dato sconvolgente in merito agli esperimenti animali per prodotti farmaceutici: il 95% delle medicine che si dimostrano efficaci sull’animale, si rivelano inefficaci nella cura dell’uomo. E di quel 5% che invece conferma i risultati, la metà evidenzia effetti collaterali che non si erano verificati nell’animale e viene solitamente ritirato dal mercato. 

L’industria farmaceutica è l’unica industria a considerare soddisfacente un tasso di fallimento del 95%!

L’Alzheimer, malattia studiata da più di un secolo sul modello animale, ha un tasso di insuccesso della sperimentazione clinica del 99.6%, eppure non si pensa a cambiare modello.

Ogni anno vengono usati nel mondo 200 Milioni di animali per gli esperimenti, ma le cose possono cambiare. Certo, non dall’oggi al domani, ma un periodo di transizione può iniziare subito, grazie alle nuove scoperte e tecnologie in questo campo.
Sono nuovi modelli che non solo annullano il bisogno di torturare gli animali, ma che propongono soluzioni che si rivelano efficaci nella cura dell’uomo, e che sono più economici, oltre che etici.

Ad oggi c’è la possibilità di usare cellule e tessuti umani da cadaveri e resti chirurgici. Si possono progettare tessuti umani attraverso metodi con cellule staminali e bioprinting 3D e configurare questi tessuti per ricreare le malattie. E si possono integrare tutte queste informazioni usando simulazioni al computer e modelli per capire come l’uomo (e non l’animale) assorba i farmaci, come li metabolizzi ed elimini. Si sono già ricreati tessuti umani, che sono dei modelli assolutamente attendibili ed etici su cui sperimentare.

Nonostante l’Unione Europea, gli Stati Uniti e pochi abbiano regolamentato la sperimentazione per ridurre la sofferenza animale (come per esempio vietandola per i prodotti cosmetici, seppur con diverse eccezioni come spieghiamo qui), la fine di quest’industria è ben lontana. 

Ciò che manca è soprattutto il sostegno finanziario a questi nuovi tipi di ricerca, che ci sono, e sono efficaci. Fintanto che i finanziamenti resteranno sui vecchi modelli di sperimentazione, non ci può essere una vera transizione. 

Possiamo usare la nostra voce e l’influenza che possiamo avere sugli organi legislativi per spingere una ricerca più etica, ma anche più efficace per gli esseri umani.

Fonte: AJA Academy, The State of Animals Exploited in Experiments by Charu Chandrasekera 


Saks Fifth Avenue dice basta alle pellicce

I più grandi marchi del lusso stanno, a uno a uno, eliminando le pellicce dalle proprie collezioni, e cosi stanno facendo anche i rivenditori d’alta gamma che non espongono più questi capi nelle loro vetrine. 

Questo importante traguardo è il frutto dell’instancabile lavoro di decine e decine di attivisti per i diritti per gli animali, che tramite azioni di disobbedienza civile, proteste pacifiche e campagne digitali, hanno convinto anche Saks Fifth Avenue a togliere le pellicce vere dai suoi punti vendita a entro la fine del 2022.

Speriamo che sia solo il primo passo verso una moda 100% vegan, in cui gli animali non vengono sfruttati e brutalmente uccisi solo per soddisfare la vanità degli esseri umani. 

Per saperne di più degli attivisti che si battono per l’abolizione della vendita di pelliccia e che hanno contribuito a questa vittoria (e molte altre) puoi visitare su instagram @caftusa oppure l’attivista @rob__banks. Grazie al loro lavoro e alla partecipazione di tanti altri attivisti, siamo sicuri che a questa vittoria ne seguiranno molte altre!


Il potere delle immagini

Perché pubblicare le immagini “forti” di macelli e allevamenti?

Gli attivisti per i diritti degli animali sono spesso criticati per l’utilizzo nei social di immagini provenienti da macelli e allevamenti, che possono ferire la sensibilità di chi guarda.

Ma perché lo fanno? La risposta breve è: perché nascondere la verità non cambia le cose. La risposta lunga è un po’ più complessa.

Bisogna innanzitutto considerare qual’è l’obiettivo di questi attivisti: fermare lo sfruttamento animale.


Per fare questo, c’è innanzitutto bisogno di mostrare questo sfruttamento, di renderlo vero, di far vedere cosa succede dietro ai muri di allevamenti e macelli.


Decenni di comunicazione promossa e/o finanziata dagli stessi produttori di carne e formaggio, hanno normalizzato il consumo di prodotti animali. Per farlo hanno dovuto nascondere quello che succede veramente tra le loro mura, promuovendo immagini fasulle di mucche felici e agnelli salterini.
Perché?
Perché il consumatore che vede la sofferenza e gli abusi subiti dagli animali è portato ad allontanarsi da quei prodotti smettendo di sostenere economicamente le aziende.

A pig dying on the kill floor at a Thai slaughterhouse.

Gli attivisti vogliono mostrare la verità, che assieme all’informazione, è la base del cambiamento.
Un attivista per i diritti degli animali non ha come obiettivo di dilettare il suo pubblico con immagini carine, ma ha quello di salvare gli animali attraverso la divulgazione della verità.

Se guardando certi video ci si sente frustrati, tristi, scossi, si possono trasformare queste emozioni in azioni, facendo qualcosa in più per cambiare le cose.
Queste immagini hanno il potere di avvicinare sempre più persone alla scelta vegan, ed in alcuni casi, di creare nuovi attivisti.

Inoltre, per quanto male ci si possa sentire davanti a certi filmati, l’animale che ha subito quelle atrocità si è sentito sicuramente peggio.
Non si può priorizzare la sensibilità di chi guarda rispetto alla necessità di salvare chi è vittima di abusi e sfruttamento.

Certo, questo è solamente uno dei molti approcci possibili per la sensibilizzazione del pubblico alle tematiche vegane, tuttavia è un approccio che, per quanto duro, va subito al punto e ha innescato il cambiamento in tante persone.

E poi, se quell’animale rinchiuso, ferito e disperato fossimo noi, preferiremmo che ci fosse qualcuno a mostrare la verità a tutti e cercare di aiutarci, o accetteremmo di restare nascosti per “rispettare la sensibilità altrui”?