Gli acquari ed i parchi marini

Delfini, orche, foche: vivere in cattività

Gli acquari sono luoghi in cui vengono esposti pesci ed altri animali marini, che secondo noi dovrebbero invece essere lasciati in natura, liberi. Per quanta attenzione e cura gli operatori possano dare agli ospiti degli acquari, la cattività rappresenta una tortura lunga una vita.

La maggior parte degli animali marini in libertà, ha a disposizione il mare aperto o l’oceano, e molti pesci e cetacei sono abituati a percorrere grandi distanze a nuoto ogni giorno: un comportamento non replicabile in una vasca.

Da dove vengono gli animali marini degli acquari?
Alcuni nascono in cattività, mentre altri vengono catturati in natura, separati dalla loro famiglia (che a volte viene uccisa) e messi in un acquario per il resto dei loro giorni. Che vengano catturati o allevati, tutti devono affrontare lunghi viaggi per essere esposti, veneto sottoposti a situazioni estremamente stressanti che possono essere anche fatali.
Lo stesso vale per animali come foche, pinguini, tartarughe ete, spesso presenti negli acquari.

La situazione è addirittura peggiore nei parchi marini, strutture che offrono spettacoli e intrattenimento di vario genere con delfini, orche, foche, etc.
Nonostante l’Italia ospiti solo pochi di questi parchi e stia lentamente disponendo delle misure per la salvaguardia degli animali in cattività, questo tipo di attrazione è ancora diffuso in tutto il pianeta.

Gli esemplari dei parchi vengono spesso catturati nel loro ambiente naturale, anche se esistono dei programmi di riproduzione in cattività. Se avete visto Seaspiracy, avrete visto come in Giappone vengano catturati i delfini da mandare alle strutture di “intrattenimento”.


In queste strutture, gli animali sono costretti ad esibirsi in trucchetti e coreografie che imparano durante duri addestramenti, sottoposti ad uno stress che può segnarli per sempre fisicamente e psicologicamente.
Altre attività come il contatto diretto con gli animali (nuotare con i delfini) sono pericolose per gli animali, che vengono esposti a germi e batteri e rischiano lesioni per l’inesperienza delle persone.

In libertà questi animali hanno una vita sociale complessa, ma in questi ambienti vengono rinchiusi in solitudine nelle piscine. Questa reclusione è estremamente disturbante per l’animale, soprattutto per delfini e orche che si spostano sfruttando l’ecolocalizzazione. Per questi animali l’ecolocalizzazione consiste nell’utilizzo degli echi dei loro stessi suoni per stimare la posizione degli oggetti. Il riverbero sonoro nelle vasche dei parchi, diverso da quello in mare aperto, è estremamente disturbante per loro.
Per capire che cosa sperimentano delfini ed orche, il corrispettivo per un umano sarebbe cercare di orientarsi bendati in una cella vuota.

Il malessere dovuto dalla cattività si manifesta in vari modi:

  • aggressività tra simili e verso gli addestratori
  • autolesionismo: delfini e orche sbattono ripetutamente la testa ai bordi delle piscine
  • perdita dell’istinto a nuotare: alcuni esemplari si lasciano galleggiare a pelo dell’acqua
  • riduzione sensibile dell’aspettativa di vita: mente in natura un’orca può vivere fino a 60 anni, in cattività la vita media stimata è di circa 12

Non è un caso che gli “ospiti” dei parchi marini siano spesso trattati con antidepressivi.

La cattività, insomma, non è altro che vera e propria crudeltà nei confronti dell’animale, al fine di soddisfare, come sempre, gli sfizi e i capricci degli esseri umani.

Ovviamente le persone che guadagnano da questo business sostengono che gli animali non soffrano, nonostante ci siano numerosissime testimonianze di animali feriti, depressi e di addestramenti estenuanti e/o violenti.
Infatti, molti ex addestratori hanno abbandonato la loro professione proprio per denunciare le condizioni di questi animali, ricevendo non di rado minacce dai loro precedenti datori di lavoro tra cui il colosso statunitense Seaworld.

Esistono internet, i documentari, i libri di scienze: per conoscere gli animali non serve catturarli e rinchiuderli.
Esistono anche infinite attività che possano intrattenere l’uomo e che non presuppongano nessun tipo di sfruttamento.

Acquari e parchi marini devono diventare un triste ricordo del passato, per un presente in cui nessuno pretenda di divertirsi a spese di altri.

Se sei interessato a queste tematiche ti consigliamo il libro “Beneath the Surface” ed i documentari su Netflix “Blackfish” e “Seaspiracy“.