La vita di una mucca da latte

Una triste esistenza

La cosiddetta “mucca da latte” ha una vita breve e dolorosa.
Dal momento in cui a nasce a quello in cui muore, sperimenta principalmente dolore, distacco, tristezza e paura.
Tutto perché qualcuno vuole un pezzo di formaggio, una tazza di latte o un cono gelato.

Ecco in breve, il ciclo di vita di una mucca da latte.

1: la mucca viene ingravidata artificialmente
A circa i 15 mesi, la mucca può iniziare il suo percorso per diventare un’efficiente e produttiva mucca da latte.
A quell’età viene portata per la prima volta in un’area di travaglio o cattle crush: una gabbia che le impedisce ogni movimento mentre viene artificialmente inseminata. In breve, un allevatore le infila un braccio nell’ano e una siringa nella vagina iniettandole lo sperma prelevato forzosamente da un toro.

2: la nascita del vitello 
Dopo 9 mesi circa nasce il vitello.
A seconda degli allevamenti, il vitello viene separato dalla madre entro qualche ora o qualche giorno.
In alcuni allevamenti, si preleva il colostrum (la primissima secrezione della mucca, estremamente ricca di nutrienti) nelle prime ore seguenti il parto: se è di buona qualità verrà prelevato e utilizzato nella produzione di medicinali, altrimenti il vitello potrà consumarlo guadagnandosi qualche ora in più con la mamma.
Il momento in cui il vitello viene sottratto alla madre è straziante. Ecco uno dei video che mostrano mucche che combattono gli allevatori per salvare il vitello o che rincorrono il furgone che lo porta via.

3: la mungitura
Da quel momento in poi la mucca verrà munta più volte al giorno, con attrezzature che possono facilmente provocare dolore, cosicché il latte possa essere destinato agli esseri umani, anziché al vitello, come natura vorrebbe.
Una mucca da latte ad oggi viene spinta a produrre circa 10 volte la quantità di latte che produrrebbe naturalmente.

Dopo qualche mese, la mucca è pronta per essere nuovamente ingravidata.


Queste 3 fasi vengono ripetute fintanto che la mucca possa essere considerata “produttiva”.

A causa delle ripetute gravidanze, delle mungiture eccessive, delle misere condizioni di vita e del dolore inflittole ogni giorno, la mucca “si esaurisce” molto presto. Attorno ai 5 anni d’età spesso queste non sono più in grado di reggersi in piedi o camminare: è il momento di inviarle al mattatoio per essere macellate e produrre carne di bassa qualità.

E cosa succede ai vitelli che vengono portati via?
Se sono femmine possono essere di futura utilità nell’industria del latte, e quindi vengono portate in spazi appositi in cui vengono nutrite con sostanze artificiali o con colostrum di bassa qualità. A 15 mesi saranno pronte per essere ingravidate e percorrere lo stesso triste percorso che è toccato alle loro madri.
Se il vitello è maschio, è inutile all’industria del latte. Il vitello viene quindi ucciso a pochi attimi dalla nascita (dopotutto è un prodotto di scarto), lasciato morire di fame, oppure spedito ad altri allevamenti per vivere circa 18 mesi in condizioni più o meno pietose fino al momento di venire sgozzato e macellato per diventare “carne di vitello”.

Durante la sua vita, una mucca da latte vive un incubo ancora più lungo e terribile di quello dei bovini allevati per la carne.
Il continuo sfruttamento, gli ormoni per aumentare fertilità e produzione di latte, l’impossibilità di muoversi, l’essere sempre attaccata a macchinari per la mungitura che provocano dolore e infezioni (e che aggiungono pus e sangue al tuo bicchiere di latte), consumano letteralmente il povero animale, che in buone condizioni vivrebbe fino a 20-25 anni, ma per questa industria è “da buttare” attorno ai 4 o 5.
Le mucche che non riescono più a camminare o i vitelli che ancora non hanno imparato ad alzarsi vengono spostati con l’ausilio di gru, ruspe, carriole, o vengono trascinati per le zampe con l’aiuto di corde: trattati come merce, non come esseri viventi.

La testimonianza di un ex allevatore racconta di una mucca che, all’insaputa del suo allevatore, era incinta di gemelli. Dopo il parto, riuscì a a nasconderne uno, sotto il fieno, memore di tutti quelli che le erano stati sottratti. In questo modo, avrà pensato, non me lo prenderanno.  Ma dopo qualche giorno l’allevatore lo trovò, e come face sempre con quelli precedenti, glielo portò via.

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