La verità sulla lana

Perché la tosatura non è un “favore” alla pecora

È opinione comune che la tosatura della pecora da parte dell’uomo sia una situazione di win-win: la pecora viene liberata dall’eccesso di lana e l’uomo riceve un materiale tessile per farcisi i vestiti.

Ebbene, non è proprio cosi.

Innanzi tutto, partiamo dal dire che la lana viene prodotta dall’animale come isolamento dagli agenti esterni. Quando la pecora viene tosata diventa molto più suscettibile al freddo, al caldo e agli altri agenti atmosferici. Può sembrare un “niente di che” ma quando gli animali vengono tenuti in ambienti non protetti dalle temperature esterne, questo mancato isolamento può essergli anche fatale.

In secondo luogo, è vero, le pecore da lana, devono essere tosate. Perché? 
La risposta la troviamo nelle selezioni genetiche a cui questa specie è stata sottoposta. 
Cosi come abbiamo geneticamente selezionato polli, mucche e maiali perché fossero più grossi e producessero più carne più velocemente, lo stesso è stato fatto per le pecore. Il fine è quello di ottenere più lana rispetto a quella che una pecora sarebbe in grado di produrre “in natura”.

Ancora una volta quindi, l’uomo ha vestito i panni di Madre Natura per ottenere “il massimo” dagli animali, considerando le pecore delle mere “risorse”.

Infine, gli animali che vengono sottoposti alla tosatura soffrono spesso per i metodi utilizzati, che gli procurano dolore e paura. 
I lavoratori preposti alla tosatura delle pecore, infatti, vengono pagati solamente in base alle quantità di lana prodotte, e non alle ore lavorate. Va da sé che il loro obiettivo è quello di ottenere la maggior quantità di lana possibile nel minor tempo possibile, a scapito, ovviamente, delle pecore.

Alcune indagini sotto copertura, compiute specialmente da Peta (in 100 strutture di tosatura distribuite su 4 continenti) hanno documentato come questi animali vengano brutalmente maneggiati e immobilizzati durante il processo, come spesso vengano mutilati e tagliati e se necessario ricuciti sul posto, senza anestesia.
Messi in queste situazioni gli animali cercano di fuggire e urlano per venire liberati. 
Per saperne di più in merito agli exposé sulla lana condotti da Peta, clicca qui

Un altro oscuro segreto dell’industria della lana è il “mulesing”. 
Si tratta della scuoiatura senza anestesia della parte posteriore delle pecore (zona perianale: sedere, coda…) che hanno tra le 2 e le 10 settimane di vita. Il tessuto si cicatrizza in modo da formare meno lana e pieghe andando ad evitare il deposito di larve di parassiti e insetti che potrebbero creare problemi di salute o la morte della pecora risultando cosi in una perdita economica per l’allevatore.

Questa pratica è stata più e più volte denunciata per la sua crudeltà, e grazie a questo sta è sempre meno diffusa. Il mulesing sta diventando desueto, e in alcuni paesi è stato anche reso illegale, ma non dappertutto: è ancora diffusissimo in Australia, dove però si produce circa il 75% della lana utilizzata nell’industria dell’abbigliamento di tutto il mondo. (fonte: Four Paws International)

Tutto questo non vale solamente per le pecore, ma per tutti gli animali che vanno in contro ai processi di tosatura e il cui vello viene utilizzato nell’industria della moda.

Ci sono ormai moltissime alternative cruelty-free e vegane alla lana: velluto, ciniglia, modal, alcune lavorazioni del cotone, del bambù o della canapa. 
Non ci sono invece più scusanti per continuare a sostenere un settore cosi crudele con gli animali.